Tipo di documento:
Libro
Autore/curatore:
Marzia Verona ; prefazione di Luca Maria Battaglini
 
Standard: [Verona, Marzia]
Titolo:
Dove vai pastore? : pascolo vagante e transumanza nelle Alpi Occidentali agli albori del 21. secolo
Collana:
Quaderni di cultura alpina
Data di pubblicazione:
2006
Luogo di pubblicazione:
Scarmagno

Standard : [Scarmagno (Torino)]

Editore/tipografo:
Priuli e Verlucca

Standard: [Priuli & Verlucca]

ISBN/ISSN:
8880683209
Pagine:
251 p.
Numero di illustrazioni:
ill.
Formato :
30 cm
Soggetti:
Alpeggio - Alpi - Piemonte - Aspetti socio-culturali
Pascoli alpini - Alpi occidentali
Pastorizia
Transumanza - Alpi Occidentali - Storia

Indice:

Sommario Prefazione, di Luca Maria Battaglini Introduzione Cenni storici Il pascolo vagante Allevamento ovino e territorio Il pastore Fulvio Fabrizio Piero Barbetta Giorgio Dario Bepin & Mario Sandro Vacchiero Scala Il Grillo Albino Magnana Beppe & Flavio Alfio Piero Bërsagliè Balbis Riccardo Pognant Renato Per concludere… Lessico Ringraziamenti

Riassunto/commento:

Un lungo viaggio di due anni al seguito dei pastori nomadi transumanti in Piemonte è il filo conduttore di quest’opera, che nasce per documentare il fascino romantico di un mestiere antichissimo, ma che via via fotografa e descrive con grande concretezza una realtà viva che cerca di non soccombere in un mondo che le lascia sempre meno spazi. La pastorizia ha origini remote, è stata una delle prime attività dell’uomo ed ha lasciato i suoi segni sul territorio e nelle civiltà che l’hanno praticata: anche il Piemonte ha una tradizione storica ampiamente documentata, ma il «pascolo vagante» oggi sta assumendo connotazioni nuove, pur restando legato alle primarie esigenze degli animali: trovare sostentamento quotidiano e spazi dove transitare. Per comprendere appieno questo fenomeno, vengono innanzi tutto presentati gli aspetti storici, normativi e tecnico-scientifici che caratterizzano e regolano la pastorizia nomade, quindi lo sguardo si sposta sui protagonisti con una galleria di venti ritratti. È la loro voce, insieme a descrizioni, commenti ed immagini dell’Autrice, a portarci alla conoscenza diretta di cosa vuol dire essere «pastore vagante» per 365 giorni all’anno, dalla salita in alpeggio primaverile al maltempo che segna la fine della stagione in montagna, per poi proseguire nei lunghi mesi invernali, tra siccità, neve, carenza di foraggio, divieti di pascolo, strade trafficate da attraversare con centinaia di animali al seguito. Voci senza tempo, dove il passato ed il presente si mescolano, voci giovani, di chi ha iniziato da poco seguendo la passione per gli animali, parole rassegnate e toni convinti di chi ama il proprio lavoro, la propria vita e non ci sta ad arrendersi. Non sono gli «ultimi» e non vogliono esserlo, ciascuno cerca la propria strada per sopravvivere, uniti da un mestiere difficile, ma sempre in competizione per gli spazi da utilizzare. Il pastore è il suo gregge, ne parla in prima persona, le esigenze degli animali vengono prima delle proprie, fino a dire che il momento più bello della giornata è «quando le pecore sono sazie, quando hanno la pancia piena, allora il pastore gode». Al romanticismo della transumanza e del nomadismo si sostituisce il realismo crudo dei colori, degli odori, dei rumori, dei gesti e degli orari quotidiani. Ne emerge un mondo che arriva dal passato ed attraversa il presente, da cui acquisisce i mezzi che possono facilitarlo, ma da cui riceve sempre meno riconoscimenti, quasi volesse cancellarlo con il silenzio. Per qualcuno lo stare nascosti è la speranza di sopravvivenza, altri chiedono di far conoscere la propria vita, affinché si crei una maggiore consapevolezza nei confronti di un mestiere troppo spesso denigrato da luoghi comuni ed ignoranza.